Silbernagl Undergallery Navigli Street
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Bernardo Buendia

Mis Dioses de México a cura di Mario Manduzio

Bernardo Buendia - Mis Dioses de México - a cura di Mario Manduzio

Quando in un assolato tardo pomeriggio estivo, ho ammirato per la prima volta le opere di Bernardo Buendia, nella splendida cornice del terrazzo sovrastante il padiglione messicano di EXPO, mi sono subito sentito totalmente pervaso da una forza terrifica, misteriosa e titanica. Gli ancor caldi raggi solari che inondavano me, il cielo e l'aria, di luce e calore, si riverberavano sulla serie di opere e queste, scambiandosi energie metafisiche, travalicavano i confini fisici entro i quali l'artista le aveva racchiuse come in un vaso di Pandora. É cambiata la stagione, ma identica rimane la potenza e l'energia divina sottesa alla opere di Buendia. Osservandole non si può fare a meno di essere spinti, oltre che dalla bellezza e dalla sapienza "estetica" con cui l'artista gioca, anche dalla forza misteriosa e sotterranea che scorre nelle vene degli elementi naturali da lui immortalati e, di conseguenza, nella sue opere.  Se l'artista ha la forza di sentire e incanalare dentro di sé le energie metafisiche e ha quindi la forza di restituircele dando loro forma come un demiurgo, allora Bernardo Buendia di forza ne ha avuta tanta ed é la stessa forza che i suoi lavori ci rendono. Gli elementi naturali presenti nelle sue fotografie, acqua, mare, terra, fuoco, cascate, piante d'agave e di mais, bene incarnano la sensazione "panica" delle popolazioni pre-ispaniche e Azteche, originarie del Messico, che da questi elementi traevano vita e dai quali si alimentavano, ma che, come in una Natura leopardiana, madre e matrigna, potevano essere, terrifici, distruttivi, vendicativi al punto da esigere sacrifici di animali e molto spesso di esseri umani, poiché identificati con divinità potentissime ma crudeli. Bernardo Buendia é consapevole del fatto che le sue opere, come le macchie di Roshaeck, come immagini impresse in negativo a guisa di "Sacre Sindoni", ci possono portare ad esplorare le vie dell'inconscio, ma forse neppure lui stesso é in grado di capire quanta energia vitale e nello stesso tempo sgomento di fronte al sublime, la contemplazione delle sue immagini possa creare nello spettatore. Molto spesso l'arte fotografica richiede il possesso di una tecnica di uno studio razionale che rischia di soffocare l'elemento sensibile , sensuale, irrazionale, emotivo, "romantico", presente nell'opera. Per Buendia non é assolutamente così. La padronanza del mezzo che egli usa per creare Arte dona anzi alle sue opere un vigore che ci rimanda alla Natura magica e vitalistica di "schellinghiana" memoria ed al "panismo" della Grecia tragica, così cara a Nietsche e D'Annunzio, facendoci sentire in comunione con sole, mare, terra, acqua, fuoco, essi vivi dentro di noi, noi dentro di loro.  

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