Silbernagl Undergallery Navigli Street
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LUCE DELHOVE

Ars Liquida.

A cura di Mario Manduzio

 

What I love most about rivers is:
You can't step in the same river twice
The water's always changing, always flowing
But people, I guess, can't live like that
We all must pay a price
To be safe, we lose our chance of ever knowing
What's around the riverbend
Waiting just around the riverbend

(Alan Menken e Stiven Shwartz)

 

 

Colpisce nel lavoro di Luce Delhove l'ingegno multiforme dell'artista che, mantenendo una fisionomia creativa ben precisa, si dedica a varie soluzioni espressive che vanno dalla scultura, alla pittura all'installazione, al gioiello. Infatti, diversamente da quanto accade per alcuni artisti della sua generazione, che individuano lo stile alternativamente nel soggetto o nella tecnica ripetuti talvolta fino alla noia, Luce rifiuta di ingabbiare la sua impronta creatrice in un'unica strada, toccando quello che l'ispirazione la porta via via ad approfondire, mantenendo una fisionomia precisa che diventa “Stile”, ovvero la cifra profonda del suo DNA creativo.

Ne sono la prova i lavori di questa mostra in cui si abbinano installazioni, dipinti e gioielli.

Le spine, raccolte durante le sue passeggiate sull'Adda e intrecciate con spago fluorescente giallo, rappresentano forse il ricordo ancestrale di un mondo femminile agricolo in cui "pungersi" significava il passaggio della fanciulla all'età adulta ed era uno dei modi con cui si rappresentava l'inizio della sessualità.

Le spine dunque imprigionano e difendono una femminilità antica, appoggiate a spolvero sulla carta sembrano suggerire figure flessuose, animali o piante che l'acqua del fiume avvalora nel suo divenire incessante. Ed è proprio a quel fiume, l'Adda, a cui Leonardo dedico il celeberrimo verso "l'acqua che tocchi dei fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene: così il tempo presente" che Luce regala la sua attenzione dedicandogli la serie di lavori da cui prende il titolo questa mostra Ars Liquida.

É incredibile come il lavoro di ispirazione plastica dell'artista riesca a tradursi nell'immagine dell'acqua. Il colore depositato in una bacinella riempie con un ordine casuale il foglio di visolin, secondo una tecnica antichissima che l'artista rivisita e fa sua. Ne nascono "rulli di carta" che si distendono richiamando alla memoria antiche tecniche di marmorizzazione ma anche la raffinatezza con cui, nel Giappone antico, si era usi rappresentare l'acqua. L’acqua come superficie riflettente che tutto assimila e trasforma dentro di sé. Ed è proprio l'elemento naturale a prevalere sull'istinto plastico dell'artista che rappresenta il corso del fiume, nella sua quiete e nel suo dinamismo, nella sua intelligenza e nella sua umanizzazione avvenuta ad opera di un altro genio multiforme Leonardo Da Vinci, che Luce Delhove ha studiato a lungo proprio nei suoi interventi sul fiume.

Un paesaggio in cui, dal Rinascimento, poco è cambiato, un paesaggio che ispira, tra l'altro i gioielli dell'artista. Flessuosi ed eleganti, richiamano alla memoria antichi pizzi impreziositi dall'argento, assumendo qualche volta forme antropomorfe. Vi sono poi i gioielli in ardesia, in cui la pietra fragile e suggestiva per il suo colore corvino, tende a perdere rigidità attraverso l'uso del vetro e di forme arrotondate. L'elemento naturale è preponderante nei gioielli dedicati alle palme, in cui l'artista asseconda la forma della natura rendendola eterna attraverso il metallo prezioso.

Tale è dunque la cifra dello stile di Luce Delhove, che raccoglie con rispetto e poesia elementi dalla natura o dalla cultura femminile e li fa suoi, creando suggestioni, inventando nuovi oggetti, rileggendone le forme in senso plastico e facendone sculture, realizzando quello che nel Rinascimento veniva definito "artificium". Laddove esiste solo la natura, come una moderna artista rinascimentale per la quale il progetto non è meno importante e significativo della produzione, Luce realizza la sua opera in cui la creazione è sempre sorvegliata dall'intelligenza creativa e dal progetto.

 Ars Liquida.

A cura di Mario Manduzio

Ars Liquida.

A cura di Mario Manduzio

 

 

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